Social network analysis: cosa, come, perché?

giugno 5, 2009

Di rientro da una lunga serie di viaggi e appuntamenti, voglio segnalare un… fermento in corso, scatenatosi nelle ultime settimane intorno a un argomento che risulta molto interessante anche nell’ambito del non profit: si tratta della Network Analysis (sì, anche Social, ma non solo).
Ieri pomeriggio in Sapienza si è tenuto un workshop dal titolo “Network Analysis: reti sociali, struttura del web e di internet”, con relatori d’eccezione: Giorgio Ausiello, Aris Anagnostopoulos, Luca Becchetti e Stefano Leonardi (DIS – Dipartimento Informatica e Sistemistica, Sapienza), il fisico Guido Caldarelli (INFM e Istituto sistemi Complessi CNR), Lucio Biggiero (Dipartimento Sistemi e Istituzioni per l’Economia, Università dell’Aquila), Stefania Vergati (Sociologia e Comunicazione, Sapienza), Davide Bennato (Università di Catania). Qui potete vedere alcune foto.

Quali i temi affrontati?
1. Aspetti informatici e tecnologici - strumenti per lo studio delle relazioni sociali e nuovi strumenti del/per il web 2.0
2. Aspetti matematici e strutturali - formazione ed evoluzione delle reti sociali e modellistica per analisi e confronto 
3. Aspetti psicologici e sociologici – relazione fra strumenti e comportamenti, sviluppi nell’interazione sociale, influenza dei comportamenti 
4. Approfondimenti di ambiti applicativi specifici: 
- Wikipedia e la sua struttura di relazioni 
- Sistemi organizzativi

E per il mondo Non Profit?
Nell’intervento introduttivo di Leonardi due sono stati i passaggi interessanti: il primo riguarda un esplicito riferimento al Non Profit e alle possibilità date dalla SNA per organizzare in modo più efficace la rete dei volontari, sia sul territorio fisico, sia su quello virtuale; il secondo passaggio, meno specifico ma altrettanto importante, riguarda l’importanza dell’analisi di reti (anche complesse e anche paragonandone diverse fra loro) nel lungo periodo – e di questo ne hanno parlato anche Biggiero e altri. Cioè a dire: studiare le reti già consolidate e il loro sviluppo, verificare la possibilità di ampliarle, monitorarne l’andamento e individuare i “nodi forti” e, perché no, i punti ideali di “diffusione”.

L’applicazione non è difficile da intuire: si parla di reti reali, ma anche virtuali. Si parla di “organizzazione delle organizzazioni”, ma anche di organizzazione di campagne. Si parla, in buona sostanza, di strutturazione e sviluppo dell’engagement, di condivisione co-costruita, di legami utili non soltanto agli obiettivi delle realtà Non Profit (es: donazioni, volontariato, brand awareness etc), ma anche agli stessi utenti “destinatari”, che chiedono di riconoscersi in un luogo (geografico o virtuale che sia) per sentire davvero di farne parte.

 

fonte: http://www.kstoolkit.org/Social+Network+Analysis

fonte: http://www.kstoolkit.org/Social+Network+Analysis

 

 

Spunti utili:

Siti e blog dei relatori:
Il blog di Davide Bennato 
Il sito di Guido Caldarelli 
La pagina di Stefano Leonardi 

Panoramica completa sulla SNA (link)

Articoli (in inglese):
SNA: come? Spunti per il Non Profit (link)
SNA e organizzazioni Non profit (link
SNA: spunti e strumenti (link
SNA: un bel testo di Wasserman e Faust (link)
SNA e network mapping: applicazioni, esempi (link)


Terremoto in Abruzzo: la solidarietà corre sul web

aprile 7, 2009

Ieri notte il terremoto del quale tutti abbiamo letto (e che molti di noi hanno sentito, qui a Roma) ha sconquassato l’Abruzzo. Quando il Paese subisce una calamità di tali dimensioni non si può non “esserci”.
Ieri su Facebook e su Twitter, già dalla notte, sono apparsi i primi commenti di chi ha vissuto in prima persona l’evento. Nelle prime ore del mattino i giornalisti delle grandi testate hanno passato in rassegna i propri contatti e iniziato a raccontare sulle testate online da un lato i racconti della rete, dall’altro le testimonianze raccolte sul campo. Tantissime persone, da ogni parte d’Italia, hanno inviato contributi, immagini, video, narrazioni, sia ai giornali, sia su Youtube. E piano piano in rete si sono affacciate anche le iniziative di solidarietà e le richieste di sostegno, proprio a partire da Facebook: un numero verde da chiamare per le donazioni di sangue (Avis), un link per le iniziative della Caritas, un numero al quale inviare 1 euro di donazione via sms (Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia d’intesa con il Dipartimento della Protezione civile), un numero (Telecom Italia) per le donazioni di 2 euro da telefono fisso, numeri di conti correnti sui quali effettuare un versamento a sostegno dei terremotati e moltissime altre iniziative.
Questi “numeri della solidarietà” hanno fatto il giro del web, viaggiando attraverso il passaparola, di pagina in pagina, di email in email, di blog in blog.

La rete si è mossa ed è arrivata l’onda.
Un’onda che non si sostituisce agli altri mezzi, ma che si integra ad essi: serviranno volontari, servirà manodopera “fisica”, servirà attenzione a medio e lungo termine. Ciò che di buono fa la rete è che coinvolge rapidamente e può rapidamente rispondere nelle prime fasi di emergenza.
L’attenzione dei “naviganti” è alta nei confronti di eventuali “sciacallaggi”: chi sta online sa che il rischio c’è e non è da sottovalutare. Dunque se da un lato è boom di nuovi gruppi su FB dedicati all’emergenza Abruzzo, con iscritti che mandano messaggi di solidarietà o promuovono e condividono i contatti utili per dare il proprio contributo alla popolazione colpita, c’è anche chi mette in guardia da chi chiede denaro senza averne titolo. Altra cosa invece è la diffusione di nomi dei dispersi via rete, con la richiesta di avvisare se si hanno notizie o informazioni utili: chi cerca e lancia un appello, in queste ore, viene reindirizzato dagli stessi naviganti ai numeri utili messi a disposizione dalla Protezione civile e dai centri di accoglienza e raccolta.
La rete c’è, corre veloce ed è un veicolo fondamentale di iniziative e informazioni in tempo reale. Soprattutto: promuove la solidarietà, in un circolo virtuoso che non ha pari.


Mettersi in gioco. Seriamente.

marzo 18, 2009

“Il sentimento è tutto”.
Goethe

Il mondo dei social network può essere considerato talmente eterogeneo e imprevedibile da far temere un impedimento nella messa a punto di una strategia efficace. Qual è il modo migliore d’interfacciarsi in Rete, quali sono i passi fondamentali da seguire nell’universo mobile dei Social Media? da dove si comincia?

Un preambolo indispensabile: i Social Media altro non sono che mass media… che consentono di comunicare one-to-one. Proprio come i migliori strumenti del direct marketing tradizionale. La differenza sostanziale sta nel fatto che non parliamo più di target tradizionalmente inteso (individuato ad esempio tramite le indicazioni di dati sociodemografici, di aree territoriali specifiche, etc), bensì di network in movimento, che s’intrecciano e si “contaminano” continuamente, che si individuano per comunanza d’interessi e non necessariamente per età, studi o geografia abitativa.

Ecco dunque alcune regole generali per la pianificazione:

Il primo passo è l’ascolto.

In questa fase di audit, che dovrebbe essere antecedente a qualsiasi tipo di pianificazione, bisogna dotarsi degli strumenti che consentano di monitorare online cosa dice il popolo dei navigatori sul nostro conto, quali canali vengono utilizzati, quali temi, con che frequenza si parla di noi o di tematiche a noi vicine. Dovremo dunque vagliare i principali motori di ricerca e verificare il nostro posizionamento e la nostra reputazione

Il secondo passo è la partecipazione.

In questa fase di DASHBOARD dovremo creare la nostra presenza e identità in Rete, immergerci nelle conversazioni (dice Cory Doktorow: “Conversation is the message”), interagire e dialogare nei luoghi “popolati” della Rete, mappare eventuali influenzatori. Lo sforzo principale sarà quello di essere realmente trasparenti. E autentici.

Il terzo passo è l’interazione.

In questa fase di “attivazione” degli utenti è indispensabile creare un ciclo di comunicazione, sviluppare una propria community, generare passaparola, attivare “promotori” volontari e creare fiducia. Il “circolo virtuoso” dei social network sta proprio nella sua caratteristica peculiare di user-generated-content (il contenuto viene realizzato e condiviso non solo da noi, ma da tutti coloro che hanno accesso ai nostri “luoghi”… e anche ai luoghi “altri”, simili al nostro, che faremmo bene a visitare).

…continua… a domani!


Il …bisogno di partecipare

marzo 13, 2009

Michel Maffesoli (wiki) descrive l’atteggiamento prevalente dei giorni nostri con una frase ricca di significati (e di conseguenze): “Ciò che non dipende da noi diviene indifferente”.
Qualcuno potrebbe rispondere: dunque è l’era dell’individualismo? siamo troppo concentrati su noi stessi?
Al contrario: è piuttosto un segnale da non sottovalutare (un “alert”, si direbbe nel linguaggio della Rete), che rivela un bisogno concreto di partecipazione. Una necessità forte, che rimanda a ciò che Alfred Schütz (wiki) indica come il senso di prossimità percepito a partire dall’esperienza vissuta, dalla quale si costituisce il gruppo. Gruppo che diventa vero e proprio soggetto, in una sorta di condivisione “tribale”. Che riposa sulla condivisione, in un momento dato, di un territorio reale, o simbolico… o virtuale, perché no.

Durkheim (wiki) direbbe che si è passati da una solidarietà meccanica (dello Stato, ad esempio) ad una solidarietà organica, che implica “la cooperazione cosciente e libera degli agenti sociali”.
Cosa significa?
Cosa implica per chi si occupa di Fundraising?

Voglio essere protagonista del cambiamento. Essere parte attiva nei processi e nei progetti. Voglio riconoscermi ed essere riconosciuto in un gruppo, in una causa. Impegnarmi ed avere riscontro concreto, tangibile del mio impegno.

Trendwatching ha rilevato questa tendenza: condividere una passione, un progetto e ricevere riconoscimento ha sostituito oggi il “prendere” come nuovo status symbol. Per dirlo in una frase, dare è il nuovo prendere e condividere è il nuovo dare, come ha ben sottolineato Fabio Latino su Vita.it.

La recessione economica ha prodotto e produce un’ulteriore spinta a questo bisogno, nettamente sentito, di impegnarsi in prima persona. E in quest’ottica il web 2.0 rappresenta meglio di qualsiasi altro mezzo la risposta giusta per chi si occupa di Fundraising.
“La generosità è il futuro della strategia di marketing”, ci dice Neil Perkin (blog). Quali strumenti e quale strategia dunque si devono adottare per comunicare con i nuovi (e non solo) donatori?

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COS’E’ IL WEB 2.0?

Il web 2.0, come dice Robin Good (fonte), “non è né un software specifico, né un marchio registrato”: è un insieme di approcci per usare la rete in modo innovativo e “si riferisce alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati. L’informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all’altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso. Questo consente agli utenti di prendere informazioni da diverse fonti, anche simultaneamente, e di modificarle, ampliarle, distribuirle altrove, condividerle con altri”.

Il web 2.0 “è open-source e lascia ai dati una loro identità propria, che può essere cambiata, modificata o remixata da chiunque per uno scopo preciso. Una volta che i dati hanno un’identità, la rete si sposta da un insieme di siti web ad una vera rete di siti in grado di interagire ed elaborare le informazioni collettivamente”.


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