Michel Maffesoli (wiki) descrive l’atteggiamento prevalente dei giorni nostri con una frase ricca di significati (e di conseguenze): “Ciò che non dipende da noi diviene indifferente”.
Qualcuno potrebbe rispondere: dunque è l’era dell’individualismo? siamo troppo concentrati su noi stessi?
Al contrario: è piuttosto un segnale da non sottovalutare (un “alert”, si direbbe nel linguaggio della Rete), che rivela un bisogno concreto di partecipazione. Una necessità forte, che rimanda a ciò che Alfred Schütz (wiki) indica come il senso di prossimità percepito a partire dall’esperienza vissuta, dalla quale si costituisce il gruppo. Gruppo che diventa vero e proprio soggetto, in una sorta di condivisione “tribale”. Che riposa sulla condivisione, in un momento dato, di un territorio reale, o simbolico… o virtuale, perché no.
Durkheim (wiki) direbbe che si è passati da una solidarietà meccanica (dello Stato, ad esempio) ad una solidarietà organica, che implica “la cooperazione cosciente e libera degli agenti sociali”.
Cosa significa?
Cosa implica per chi si occupa di Fundraising?
Voglio essere protagonista del cambiamento. Essere parte attiva nei processi e nei progetti. Voglio riconoscermi ed essere riconosciuto in un gruppo, in una causa. Impegnarmi ed avere riscontro concreto, tangibile del mio impegno.
Trendwatching ha rilevato questa tendenza: condividere una passione, un progetto e ricevere riconoscimento ha sostituito oggi il “prendere” come nuovo status symbol. Per dirlo in una frase, dare è il nuovo prendere e condividere è il nuovo dare, come ha ben sottolineato Fabio Latino su Vita.it.
La recessione economica ha prodotto e produce un’ulteriore spinta a questo bisogno, nettamente sentito, di impegnarsi in prima persona. E in quest’ottica il web 2.0 rappresenta meglio di qualsiasi altro mezzo la risposta giusta per chi si occupa di Fundraising.
“La generosità è il futuro della strategia di marketing”, ci dice Neil Perkin (blog). Quali strumenti e quale strategia dunque si devono adottare per comunicare con i nuovi (e non solo) donatori?
COS’E’ IL WEB 2.0?
Il web 2.0, come dice Robin Good (fonte), “non è né un software specifico, né un marchio registrato”: è un insieme di approcci per usare la rete in modo innovativo e “si riferisce alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati. L’informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all’altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso. Questo consente agli utenti di prendere informazioni da diverse fonti, anche simultaneamente, e di modificarle, ampliarle, distribuirle altrove, condividerle con altri”.
Il web 2.0 “è open-source e lascia ai dati una loro identità propria, che può essere cambiata, modificata o remixata da chiunque per uno scopo preciso. Una volta che i dati hanno un’identità, la rete si sposta da un insieme di siti web ad una vera rete di siti in grado di interagire ed elaborare le informazioni collettivamente”.