Partecipazione, condivisione: un piccolo contest


Ben ritrovati!

Lanciamo oggi un piccolo “concorso” in vista del Festival, aperto sia alle onp che parteciperanno al FFR 2009, sia ai non partecipanti.

Ci piacerebbe che ognuno di voi raccontasse la sua (piccola o grande) esperienza sul web in forma di breve narrazione.

Attraverso l’analisi dei materiali ricevuti, svilupperemo una mind map (wiki) illustrativa dei nodi principali emersi dal confronto delle diverse case histories, individueremo le tag principali e valuteremo professionalmente ogni case history, proponendo spunti per rendere ancora più efficaci i vostri risultati nel mondo dell’online.

Durante il nostro intervento al Festival, dal titolo “Target e Network – Reti reali e virtuali per la raccolta fondi”, condivideremo i risultati e presenteremo la case history migliore.


Micro contest “Racconta la tua storia”

Oggetto: breve narrazione di una case history

Ambito: fundraising online

Periodo: 2006-2009

Regolamento:

Inviare attraverso un commento sul blog oppure via email a emmapostel [at] gmail.com un breve testo (circa 2.500 caratteri spazi inclusi) descrittivo dell’iniziativa svolta o in corso.

E’ possibile allegare all’email (o segnalare un link per il download, nel caso di un commento sul blog): video e immagini (preferibilmente in bassa risoluzione), gif animate, slides powerpoint, fogli excel.


6 risposte a Partecipazione, condivisione: un piccolo contest

  1. postel scrive:

    07:34, 17 marzo, 2009, da blog FFR su Splinder
    autore: RLearning

    titolo: il donatore bendato

    storia/rilfessione: non ho esperienze dirette di raccolta fondi via web 2.0 ma ho esperienza di donatrice. Quindi racconto la mia esperienza dal punto di vista, diciamo, dell’”utente”. In perfetto stile riflessivo comincio con un episodio critico che chiamerei: “il donatore bendato”. Non si tratta di un thriller né di un film destinato ad un pubblico di soli adulti, ma di esperienze un po’ frustranti nell’ambito delle quali si chiede al donatore non di avere fiducia nel soggetto a cui si donano fondi ma di confidare nel soggetto stesso. Mi spiego: nella maggior parte delle donazioni online è possibile scegliere il contributo che si vuole versare, le scadenze temporali che consentono all’organizzazione di fare previsioni e di gestire al meglio i fondi, ma non è dato di scegliere il tipo di azione in cui i soldi versati sono impiegati. Se al donatore si chiede di essere bendato, allora l’organizzazione allora è miope assai! La fiducia implica la costruzione di ambienti, soprattutto se sono online, in cui il singolo donatore percepisca che la sua azione può incidere positivamente in un progetto, in una microazione, e in che modo. Diverso è confidare nell’organizzazione, che invece non richiede necessariamente una conoscenza degli esiti dell’azione del singolo verso l’organizzazione. La fiducia invece è attiva ed ha a che fare con una corresponsabilità. E questo rientra in un’etica situazionale, in relazione. Credo che le risorse online, più di quelle che si sviluppano fuori dalla rete (che sono più statiche, meno visuali, meno ad impatto emotivo), abbiano la possibilità di sviluppare network di fiducia attiva. Immagino forum di utenti che decidono di seguire, seppur a distanza, le azioni sulle quali hanno riposto la loro fiducia e che decidono di confrontarsi, dare suggerimenti, esprimere le proprie emozioni, il proprio desiderio di partecipare, ascoltare suoni, vedere i video, ecc… Micro-movimenti sociali, non salvadanai. Diciamo che le risorse web 2.0 potrebbero consentire agli attori che raccolgono fondi di divenire intermediari di forme di micro-credito a distanza. Le competenze si sposterebbero dal controllo di gestione alla valorizzazione e sviluppo di network (di utenti) cooperativi.

    ancora complimenti per l’iniziativa

    • postel scrive:

      13:45, 17 marzo, 2009

      Grazie rlearning per la risposta, sulla quale bisogna soffermarsi a lungo perché di spunti ne fornisce una valanga :)
      Grazie soprattutto per il “coraggio”: so che essere i primi a farsi avanti con la propria esperienza (o la propria storia, o la propria riflessione personale) non è facile, perché normalmente si tende prima a “guardare cosa accade” e poi, eventualmente, intervenire.

      Parli effettivamente dal punto di vista del “potenziale” donatore: donatore che decide di riporre la propria fiducia su qualcosa di controllabile, di “micro”, che magari micro non è, ma che aggrega molte microazioni rendendo possibile anche un progetto (o un movimento) di grandi dimensioni.

      Altre parole da sottolineare, tra quelle che hai scelto: corresponsabilità, etica, valorizzazione, emozione.

  2. più che un caso il mio un dubbio. Siccome purtroppo in Italia non ci sono dati (al di là di scambi informali fra alcune onp) sull’efficacia del fundraising online e di tutto ciò che ci sta attorno (email marketing, social netowrk) è sempre difficile parlare di fundraising online se non in termini di stimolo per una più profonda relazione e conoscenza tra onp e donatore. La domanda che mi pongo e mi sono posto nel mio blog a mo’ di dubbio è: ma se nella mia casella email ricevo decine di email di onp italiane che mi pubblicizzano eventi che magari si tengono a 1000km dalla mia città e di cui non mi interessa assolutamente nulla e a cui non potrò mai partecipare, mi chiedo se ciò è utile realmente, se non sarebbe meglio utilizzare in modo più “profilato” il db con riguardo alle email.

    • emmapostel scrive:

      Ciao Francesco!
      Il dubbio è più che lecito, ma rilancio proponendo di contestualizzare la domanda che poni in un “ambiente” che non è più solo geografico, bensì anche virtuale: quando parliamo di social media l’email diventa solo un memo, che rafforza (come nel caso delle newsletter di approfondimento) tutta una serie di operazioni e azioni realizzate prettamente online, e che proprio nell’online costruiscono la loro forza dialogica e di scambio, costruendo rapporti di “vicinanza” differenti, basati sulla condivisione di idee e non più solo di presenza fisica. La grandezza dell’online sta nella capacità che offrono gli strumenti di intrecciare un rapporto dialogico con i donatori, rapporto che può anche non concretizzarsi in una partecipazione “reale” a un evento a migliaia di km di distanza, ma ad esempio può agevolare il passaparola spontaneo, che consente di raggiungere anche target che non sarebbero altrimenti raggiungibili. C’è da dire che sicuramente applicare le strategie e le dinamiche comunicative dell’offline agli strumenti online non solo è spesso poco efficace, ma anche dannoso: un mailing cartaceo è diverso da un’email, che è diversa da un blog o da una pagina su facebook!

  3. […] nella lettura da: Partecipazione, condivisione: un piccolo contest « Postel al FFR … Related Bookmarks Tags RelatedServizio per effettuare dirette video d… Se avete la […]

  4. tempurpedic scrive:

    If your tween is into paint-ball you can take everyone to play paint-ball.

    At the end of the party all of the papers write down who they think was the prohibition agent.
    That is the new craze in on the internet gaming, and numerous girls and teens are possessing a blast.

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